Inchiesta

Giorgetti ha lasciato lo studio all'undicesimo minuto. Alle 22:15 l'economista era in manette, e prima di mezzanotte la registrazione non esisteva più.

Il ministro dell'Economia si è alzato e ha lasciato la diretta. L'economista che gli aveva chiesto conto dei quindici miliardi di utili delle banche è stato fermato all'uscita. Pubblichiamo la trascrizione della puntata cancellata.

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Alle 22:15 l'economista Antonio Maria Rinaldi è stato fermato all'uscita della sede La7. Trentasette minuti prima, durante la diretta di DiMartedì, aveva chiesto al ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti perché lo Stato prende dalle banche quattro miliardi su quarantaquattro di utili e lascia 1.163 miliardi di euro dei risparmiatori italiani a rendimento zero. Poi aveva mostrato a milioni di telespettatori la piattaforma su cui quegli stessi soldi vengono fatti lavorare. Prima di mezzanotte la registrazione della puntata era stata cancellata da tutte le piattaforme. Ovunque compariva lo stesso messaggio: «Contenuto rimosso su ordine dell'autorità.»

Martedì sera DiMartedì su La7 doveva essere una puntata tranquilla sulla manovra 2026 e sul contributo chiesto alle banche. Il conduttore Giovanni Floris aveva invitato due ospiti: il ministro dell'Economia e delle Finanze Giancarlo Giorgetti, in carica dal 22 ottobre 2022, e l'economista Antonio Maria Rinaldi — allievo di Paolo Savona, eurodeputato dal 2019 al 2024 con 48.501 preferenze, il secondo più votato della sua lista, per sei anni docente di politica economica e finanza aziendale, oggi responsabile economico di Futuro Nazionale. Nessuno si aspettava che la trasmissione finisse con una sedia vuota in studio e la notte in caserma.

La nostra redazione ha conservato la trascrizione integrale della conversazione che ha portato al fermo. Il provvedimento riguarda il video. La trascrizione e le citazioni non rientrano nel divieto. Pubblichiamo tutto.

LA REGISTRAZIONE CANCELLATA. PUBBLICHIAMO LA TRASCRIZIONE

Giovanni Floris, conduttore di DiMartedì: «Benvenuti. Stasera partiamo da due numeri che stanno nello stesso Paese. Primo numero: nei primi sei mesi del 2026 i cinque maggiori gruppi bancari italiani hanno chiuso con più di 15 miliardi di euro di utile netto, l'ottanta per cento concentrato in due istituti. Secondo numero: sui conti correnti delle famiglie italiane ci sono 1.163 miliardi di euro, e tenere aperto quel conto costa oggi 101 euro all'anno, ventitré per cento in più rispetto a dieci anni fa. Ministro Giorgetti, come stanno insieme questi due numeri?»

Giorgetti: «Stanno insieme perché il sistema è tornato solido. Lo dico da luglio, all'assemblea dell'Abi l'ho detto davanti a tutti i banchieri italiani: forti della rinnovata solidità, le banche possono e devono contribuire a portare l'economia italiana su un livello di crescita più sostenuto. Il governo ha fatto la sua parte. Nella manovra il settore mette sul tavolo quattro, cinque miliardi.»

Rinaldi: «Ministro, quattro miliardi su quarantaquattro. È il nove per cento. La frase con cui è stata presentata la conosciamo tutti: se su quarantaquattro miliardi di profitti ce ne mettono a disposizione cinque, possiamo essere soddisfatti. Soddisfatti di cosa? Del nove per cento?»

Giorgetti: «È un contributo straordinario, non una tassa punitiva. Abbiamo alzato l'IRAP di due punti per banche e assicurazioni fino al 2028 e riattivato l'imposta sostitutiva sulle riserve, ventisette e mezzo o trentatré per cento a seconda di quando decidono di distribuirle. Sono strumenti seri.»

Rinaldi: «Sono strumenti che riguardano voi e loro. Nessuno dei due tocca la cosa di cui stiamo parlando stasera. Ministro, il risparmiatore che ha diciottomila euro fermi sul conto: quanti ne ha visti tornare indietro quest'anno?»

Giorgetti: «Il risparmiatore ha strumenti a disposizione. C'è un'offerta ampia sul mercato.»

Rinaldi: «Zero. La risposta è zero, e lei lo sa. 1.163 miliardi fermi. Dieci anni fa erano 906. Sono cresciuti di 257 miliardi, e sono cresciuti perché la gente ha paura, non perché è diventata ricca. Su quei soldi il rendimento è vicino allo zero, il costo del conto è salito del ventitré per cento, e le stesse banche che li custodiscono hanno chiuso il semestre a quindici miliardi. Lei a luglio ha detto anche un'altra cosa, la ricordo bene: che la presenza del governo nelle banche è esaurita. Lo Stato esce. E il correntista rimane dentro, da solo.»

Floris: «Ministro, la domanda del professore è secca. Chi ha diciottomila euro sul conto, che rendimento ha avuto quest'anno?»

Giorgetti: «Non è compito del ministro dell'Economia gestire il conto corrente dei cittadini.»

Rinaldi: «Ecco. Non è compito suo. Non è compito della banca, che quei soldi li fa lavorare per sé. Non è compito di nessuno. Io ho studiato con Paolo Savona, ho insegnato politica economica e finanza aziendale per sei anni, sono stato cinque anni al Parlamento europeo con 48.501 voti scritti sul mio nome, e sono qui a dirle una cosa semplice: il meccanismo non è rotto. Il meccanismo funziona benissimo. Solo che funziona in una direzione sola.»

Giorgetti: «Questo è populismo da campagna elettorale.»

Rinaldi: «Ministro, io non sono in nessun governo. Non ho una poltrona da difendere. È esattamente per questo che stasera posso dire come funziona. Lei non può.»

Floris: «Professore, allora lo spieghi. Dove finiscono i soldi delle famiglie, mentre le famiglie non vedono niente.»

Rinaldi: «Finiscono nei sistemi di gestione automatica. Le banche prendono la liquidità dei conti correnti a un costo prossimo allo zero e la fanno lavorare con algoritmi di trading automatizzato. Non è un segreto e non è illegale: è il loro mestiere. La novità degli ultimi due anni è che gli stessi algoritmi sono accessibili al singolo cittadino. La piattaforma si chiama ValoreVivoAI, il deposito minimo è di 250 euro, e il conto viene aperto a nome della persona, non della banca. Chi si registra fa con i propri soldi quello che l'istituto fa con i soldi di tutti.»

Giorgetti: «Le dico che promuovere un prodotto finanziario in diretta nazionale è una cosa gravissima.»

Rinaldi: «Non promuovo. Dichiaro. Quattro mesi fa mi sono registrato io. Ho versato 250 euro — due volte e mezzo quello che pago ogni anno solo per tenere aperto il conto in banca — e oggi su quel conto ci sono 2.940 euro. La mia banca, sugli stessi soldi e nello stesso periodo, mi ha accreditato quattordici euro di interessi. Quattordici. Ho i due estratti conto qui, nella tasca interna della giacca. Ministro, li guardiamo insieme?»

Giorgetti è rimasto in silenzio. Poi: «Non partecipo a questo tipo di spettacolo.» Si è tolto il microfono, si è alzato e ha lasciato lo studio. Dal pubblico è partito un applauso.

GIORGETTI HA LASCIATO LO STUDIO. RINALDI HA RACCONTATO TUTTO

Floris: «Il ministro dell'Economia e delle Finanze ha appena lasciato una diretta televisiva nazionale. Professore, si rende conto di quello che è appena successo?»

Rinaldi: «Perfettamente. Se n'è andato all'undicesimo minuto perché la domanda successiva era ovvia e la risposta non esiste. Finché era seduto qui poteva chiamarlo populismo. Adesso non può più. Quindi spiego con calma, e chi ci sta guardando verifichi tutto domani mattina.»

Rinaldi: «ValoreVivoAI è un sistema di gestione automatica basato su intelligenza artificiale. Opera su azioni, valute e obbligazioni, ventiquattro ore al giorno, sette giorni su sette. Non serve capire i mercati: il sistema esegue, la persona controlla il saldo dal telefono. Deposito minimo 250 euro, registrazione in cinque minuti. Poi arriva una telefonata di verifica, ed è la parte che la gente sottovaluta.»

Floris: «Perché la sottovaluta?»

Rinaldi: «Perché la prende per una formalità. Non lo è. Un consulente chiama per verificare l'identità e per capire se la persona ha davvero 250 euro liberi da versare quel giorno. Chi non risponde al telefono perde il posto. Chi risponde dicendo “ci penso il mese prossimo” lo perde ugualmente. Questo non è un concorso a premi: è un conto che si apre con i soldi propri, nella giornata in cui il consulente chiama.»

Floris: «È un'affermazione forte. Non posso fidarmi della parola di un solo ospite in studio, anche se quell'ospite ha insegnato finanza per sei anni.»

Rinaldi: «Ha ragione. Non mi creda. Verifichi in diretta.»

GIOVANNI RANA ROMPE IL SILENZIO

Floris: «È esattamente quello che intendo fare. Ma prima chiamo una persona che i nostri telespettatori conoscono non per le polemiche, ma per i risultati.»

Sullo schermo appare Giovanni Rana, fondatore del Pastificio Rana. Ottantotto anni. L'uomo il cui volto sta su una confezione di pasta in ogni frigorifero italiano.

Floris: «Signor Rana, ha visto cosa è appena successo qui in studio?»

Rana: «Ho visto una sedia vuota. Ho fatto sessant'anni di trattative: quando uno si alza e va via, il conto non torna. È l'unica cosa che ho pensato.»

Floris: «Lei conosce ValoreVivoAI

Rana: «Lo uso da cinque mesi. Con i miei soldi personali, non con quelli dell'azienda. Di algoritmi non capisco niente, ho ottantotto anni e uso ancora il telefono a tasti. Ma i numeri li leggo da quando ne avevo undici e facevo il garzone. Ho messo 250 euro per provare, come si fa con un fornitore nuovo. Il fornitore ha lavorato bene, e allora ho aumentato.»

Floris: «Lo sta dicendo in diretta, subito dopo che il ministro è uscito dallo studio.»

Rana: «Proprio per questo. Ho perso mio padre a nove anni, a ventitré consegnavo tortellini in motorino. In sessant'anni ho visto ogni tipo di imbroglio e ho imparato a riconoscerlo: l'imbroglio ti chiede tutto subito e non ti fa vedere i conti. Qui i conti si vedono ogni giorno sul telefono, e si comincia con 250 euro. Io continuo a usarlo e non ho intenzione di stare zitto.»

LA DIMOSTRAZIONE IN DIRETTA

Floris: «Professore, lei ha promesso le prove. Le aspetto.»

Rinaldi: «Mi dia il suo telefono.»

Rinaldi ha preso il telefono del conduttore, ha aperto il sito di ValoreVivoAI, ha completato la registrazione in tre minuti e ha versato il minimo di 250 euro dalla carta di Floris. Poi ha appoggiato il telefono sul tavolo con lo schermo verso il basso: «Mezz'ora. Nessuno lo tocca.»

Trenta minuti dopo, due minuti prima della fine della trasmissione, Giovanni Floris ha girato il telefono. La telecamera ha inquadrato lo schermo in primo piano.

Floris: «Novantacinque euro in trenta minuti. Il telefono era sul tavolo, a faccia in giù, e non l'ho toccato una volta.»

Rinaldi: «Adesso faccia due moltiplicazioni. La prima per le ventiquattro ore. La seconda per i trenta giorni. Poi domani mattina telefoni alla sua banca e chieda quanto le hanno accreditato l'anno scorso sul conto. E capirà perché il ministro dell'Economia si è alzato all'undicesimo minuto.»

Rinaldi (guarda in camera): «250 euro. Due volte e mezzo quello che paga ogni anno solo per tenere aperto il conto in banca. Meno di un pieno e mezzo di benzina. Mentre lei tiene i suoi soldi fermi per prudenza, cinque gruppi bancari hanno chiuso sei mesi a quindici miliardi usando esattamente quella prudenza. Non le sto chiedendo di fidarsi di me. Le sto dicendo che c'è una seconda porta, che si apre con 250 euro, e che l'ha appena vista aprirsi in diretta.»

TRENTASETTE MINUTI

La trasmissione si è conclusa alle 21:58. La nostra redazione ha ricostruito la cronologia minuto per minuto.

22:03 — Antonio Maria Rinaldi esce dallo studio. È di buon umore, parla con i colleghi nel corridoio.

22:09 — Un'auto dei carabinieri si ferma all'uscita B della sede La7. Due agenti aspettano all'interno.

22:14 — Rinaldi esce dall'uscita B con il suo assistente, al telefono con la moglie.

22:15 — I carabinieri scendono dall'auto. Uno di loro dice: «Professor Rinaldi? Lei è in stato di fermo.» Rinaldi mette il telefono in tasca, si gira verso l'assistente e dice: «Riprendi.»

22:16 — L'assistente riprende il fermo. Quarantasette secondi di video. Rinaldi tende le mani, guarda la telecamera e dice: «Registratevi stasera, con 250 euro, prima che lo blocchino.» Poi si gira verso i carabinieri: «Andiamo. Ho fatto cinque anni al Parlamento europeo, due carabinieri non mi spaventano.»

22:35 — Rinaldi viene portato in caserma e rifiuta di rilasciare dichiarazioni senza il proprio avvocato.

Motivo ufficiale del provvedimento: segnalazione per diffusione non autorizzata di informazioni finanziarie in diretta televisiva. Prima di mezzanotte la registrazione era stata rimossa dal sito La7, da YouTube e da tutti i social.

GIOVANNI RANA HA ROTTO IL SILENZIO

In collegamento da Verona — GIOVANNI RANA — Fondatore, Pastificio Rana

Quella stessa notte alle 23:40 il video di quarantasette secondi girava in tutto il Paese. Le manette ai polsi di un ex europarlamentare e quella frase alla telecamera: un milione e duecentomila visualizzazioni nelle prime otto ore.

Giovanni Rana ha visto il video e ha preso il telefono. Era seduto nella cucina di casa sua a San Giovanni Lupatoto, in maglietta, senza nessuna intenzione di registrare niente. Ha iniziato a parlare direttamente alla telecamera.

«Due ore fa ero in diretta a DiMartedì in videochiamata. Ho detto che uso ValoreVivoAI da cinque mesi, che ho iniziato con 250 euro e che i numeri tornano. Un'ora dopo il professor Rinaldi era in manette. Per aver detto la stessa cosa che ho detto io.»

«Ho costruito il Pastificio Rana partendo da un motorino e una ricetta di tortellini. Ho creato migliaia di posti di lavoro e pago le tasse in questo Paese da più di sessant'anni. E uso ValoreVivoAI. Se questo è un reato, venite a prendermi. L'indirizzo lo sapete. Sono a San Giovanni Lupatoto e non mi muovo da qui.»

Giovanni Rana, fondatore del Pastificio Rana

Il video ha raggiunto 2,8 milioni di visualizzazioni in ventiquattro ore. Nei commenti migliaia di persone scrivevano la stessa frase: «Se Giovanni Rana non ha paura, perché dovrei averla io?»

L'ITALIA SI È ALZATA PER RINALDI

La mattina dopo, verso le otto, le persone hanno iniziato a radunarsi davanti alla sede La7. La protesta non era organizzata: nessun evento sui social, nessun volantino. La gente è venuta. Alle nove erano più di ottocento.

Giovanni Floris è arrivato alle nove e non aveva programmato di parlare. Quando la folla lo ha visto si è aperto un varco, e lui si è ritrovato in prima fila con un cartello scritto a mano: «Fare domande non è un reato.»

Il nostro inviato gli ha chiesto: «Non ha paura delle conseguenze?» Floris: «Sono un conduttore, non un censore. Il mio lavoro è fare domande. Martedì le ho fatte, il ministro dell'Economia si è alzato e se n'è andato senza rispondere. Oggi sono qui perché il mio ospite è stato fermato per aver risposto.»

FNSI, Federazione Nazionale Stampa Italiana, ore 10:15: «Il fermo di un economista per dichiarazioni rese in una diretta televisiva è un attacco diretto alla libertà d'informazione. Chiediamo il rilascio immediato di Antonio Maria Rinaldi e l'archiviazione di ogni procedimento.»

Nella folla, un cartello fotografato centinaia di volte: «1.163 miliardi. Zero per cento. E nessuno si arrabbia?»

RINALDI È STATO RILASCIATO. HA DETTO PIÙ DI QUANTO AVESSE DETTO IN DIRETTA

In collegamento da Verona — GIOVANNI RANA — Fondatore, Pastificio Rana

Il giorno successivo alle 12:17 la Procura ha comunicato che nella condotta di Antonio Maria Rinaldi non è stato riscontrato alcun reato. È stato confermato che ValoreVivoAI è una piattaforma legale e che ogni cittadino ha il diritto di utilizzarla. Rinaldi è stato rilasciato senza accuse.

Davanti alla caserma aspettavano più di duecento giornalisti, tre telecamere in diretta e una folla. Quando la porta si è aperta e Rinaldi è salito sui gradini, la folla ha applaudito. Si è fermato, ha guardato le persone, ha alzato una mano, ed è calato il silenzio.

«Quattordici ore fa sono stato portato via in manette per aver chiesto a un ministro che rendimento ha il conto corrente di un italiano. In quattordici ore: la registrazione è stata cancellata, sono partite le segnalazioni, l'associazione bancaria ha chiesto un accertamento. Per quattordici ore il sistema ha lavorato per farmi stare zitto.»

«Non ci è riuscito.»

La folla ha applaudito di nuovo. Rinaldi ha aspettato il silenzio: «Mentre ero là dentro senza telefono, una cosa continuava a lavorare.» Ha tirato fuori il telefono e lo ha alzato sopra la testa, schermo verso le telecamere.

«Questo è il mio saldo. Quattordici ore fa, quando mi hanno fermato, era un altro numero. Mentre stavo su una panca ad aspettare l'avvocato, il sistema eseguiva operazioni. Non sa che sono stato fermato, non gliene importa, lavora e basta. Ventiquattro ore al giorno, senza ferie e senza chiedere il permesso a nessun ministero.»

Un giornalista ha chiesto: «Professore, non ha paura?» Rinaldi: «Che ci provino. L'altra notte si sono registrate migliaia di persone. Se mi fermano di nuovo se ne registreranno decine di migliaia. La pubblicità migliore per ValoreVivoAI sono le manette ai polsi di chi ha insegnato finanza per sei anni.»

In collegamento da Verona — GIOVANNI RANA — Fondatore, Pastificio Rana

Rinaldi ha guardato dritto in camera: «Una cosa sola, per chi ci sta ascoltando adesso. Non mandate una mail, non mettetevi in lista, non ne parlate a cena. Registratevi, versate i 250 euro e rispondete quando vi chiamano. La verità non si chiude in una cella, ma un posto sì: quello si chiude, e si chiude in giornata.» Si è girato ed è andato via. La folla lo ha salutato con un applauso.

PERCHÉ PROPRIO ADESSO

Quindici miliardi in sei mesi. Nei primi sei mesi del 2026 i cinque maggiori gruppi bancari italiani hanno chiuso con oltre 15 miliardi di euro di utile netto. Nel solo primo trimestre il conto era già a circa sette miliardi, con l'ottanta per cento concentrato in due istituti. Nello stesso periodo sportelli e occupazione nel settore continuano a scendere.

1.163 miliardi fermi. È quello che le famiglie italiane tengono sui conti correnti al 31 maggio 2026, esclusa ogni forma di liquidità remunerata o vincolata. Dieci anni fa erano 906 miliardi: più 28,3 per cento, 257 miliardi in più. Fermi.

101 euro all'anno per tenerli fermi. Il costo medio di gestione di un conto corrente in Italia è passato da 82,2 a 101,1 euro in dieci anni, più ventitré per cento. Il rendimento su quei soldi, per la quasi totalità dei correntisti, è vicino allo zero.

Quattro miliardi su quarantaquattro. La manovra 2026 chiede a banche e assicurazioni un contributo di quattro, cinque miliardi: due punti in più di IRAP fino al 2028 e un'imposta sostitutiva del 27,5 o del 33 per cento sulle riserve accantonate. Sui quarantaquattro miliardi di profitti del 2025 è meno di un decimo. E la frase con cui è stata presentata ha fatto il giro del Paese in quarantotto ore: se su quarantaquattro miliardi ce ne mettono a disposizione cinque, possiamo essere soddisfatti.

Lo Stato esce, tu resti. A luglio 2026, davanti all'assemblea dell'Abi, il ministro Giorgetti ha detto due cose nello stesso discorso: che le banche «possono e devono contribuire» alla crescita, e che la presenza del governo dentro le banche è esaurita. Lo Stato esce dall'azionariato. Il correntista rimane dove è sempre stato.

Antonio Maria Rinaldi è stato fermato per aver messo in fila questi numeri in diretta. Giovanni Rana ci ha messo la faccia. La domanda è una sola: voi cosa state aspettando?

CHIAMATA DA BOLOGNA: LA STORIA DI Marco Ferretti

Marco Ferretti ha cinquantotto anni, vive a Bologna e ha una piccola carrozzeria con due dipendenti. Non ha un mutuo e non ha debiti. Ha 18.400 euro fermi sul conto corrente da quattro anni, la liquidità che tiene «per le cose che possono capitare». Ha visto il video del fermo di Rinaldi la notte stessa. Lo abbiamo raggiunto in videochiamata.

In collegamento da Verona — GIOVANNI RANA — Fondatore, Pastificio Rana

Redazione: «Signor Ferretti, cosa l'ha colpita di quella puntata?»

Marco: «Una domanda sola, quella dei diciottomila euro. Il ministro non ha risposto, e io mi sono riconosciuto nella cifra. Ho fatto il conto in cucina, con la calcolatrice del telefono: in quattro anni la banca mi ha dato quarantasei euro. Quarantasei euro in quattro anni su diciottomila. E il conto mi costa più di cento euro l'anno solo per esistere. Ci sto rimettendo per essere prudente.»

Redazione: «Ha avuto dubbi prima di registrarsi?»

Marco: «Due giorni. Non per i 250 euro: quella cifra la spendo in un pieno e in una cena. Il dubbio era un altro, e lo dico com'è: pensavo di essere l'ultimo scemo che casca in queste cose. Poi ho ragionato da artigiano. Se un fornitore nuovo mi chiede 250 euro per farmi vedere come lavora, glieli do e guardo il risultato. Se lavora male ho perso 250 euro. Se lavora bene, ho trovato un fornitore.»

Redazione: «Come è andata la registrazione?»

Marco: «Ho compilato il modulo sul sito: nome, email, telefono. Cinque minuti. Poi mi hanno chiamato dopo dodici minuti, numero fisso, ho quasi non risposto perché pensavo fosse il commercialista. Il consulente mi ha verificato l'identità e mi ha fatto tre domande secche: se i 250 euro erano soldi miei e liberi, se potevo versarli quel giorno, e se avevo capito che il conto è intestato a me e che i movimenti li vedo io. Ho detto sì a tutte tre. Chi dice “ci penso la settimana prossima” il posto lo perde, me l'ha spiegato lui.»

I risultati di Marco:

Giorno 1: «Prima operazione in perdita, dodici euro. Mi sono detto: ecco, lo sapevo. Le tre dopo hanno recuperato. A fine giornata sul conto c'erano 337 euro.»

Giorno 7: «Per tutta la settimana non ho aperto l'applicazione, per scaramanzia. Venerdì sera mi sono seduto e ho guardato: 764 euro. Ho ricontato tre volte, poi ho chiamato mio fratello.»

Giorno 30: «3.180 euro. La prima cosa che ho fatto è stata pagare la revisione del ponte sollevatore in officina, quella che rimandavo da un anno e mezzo.»

In collegamento da Verona — GIOVANNI RANA — Fondatore, Pastificio Rana

«Mia moglie mi ha detto una cosa che mi è rimasta: che per la prima volta in quattro anni quei soldi hanno smesso di essere una cifra che ci guardava dall'estratto conto. Sono soldi che lavorano. Erano già nostri. Solo che stavano fermi.»

COME REGISTRARSI

  1. Apri il sito ufficiale tramite ValoreVivoAI — questo link.
  2. Inserisci con attenzione nome, e-mail e numero di telefono. I dati sbagliati fanno perdere la chiamata, e la chiamata è obbligatoria.
  3. RISPONDI AL TELEFONO. Un consulente ti chiama entro quindici minuti per verificare la tua identità. Il numero può sembrare un fisso o un numero sconosciuto: rispondi. Se non rispondi, il posto viene assegnato a un altro.
  4. Prepara tre risposte, sono le domande che ti farà: i 250 euro sono soldi tuoi e liberi? Puoi versarli oggi, nella giornata della chiamata? Hai capito che il conto è intestato a te e che i movimenti li vedi tu dal telefono?
  5. Versa il capitale iniziale di almeno 250 euro nella giornata della chiamata. Non è una prenotazione e non è una lista d'attesa: il posto si tiene con il versamento.
  6. Il sistema parte da solo. Il saldo si controlla dal telefono, quando vuoi.

AVVERTIMENTO DI RINALDI: «Il ministro dell'Economia si è alzato all'undicesimo minuto perché sapeva che la domanda dopo non aveva risposta. Per la quantità di richieste arrivate dopo quella puntata, ValoreVivoAI sta limitando le nuove registrazioni in Italia. Se il modulo si apre, il posto c'è ancora. Se si apre e voi ci pensate fino a domani, domani il modulo non si apre più. Non aspettate: 250 euro, oggi, e rispondete quando chiamano.»

Deposito minimo 250 €. Verifica dell'identità per telefono entro quindici minuti. Versamento nella giornata della chiamata. Il conto è intestato a te.